L’album

Marta è arrivata il primo giorno di marzo. Quando aveva sentito il rombo dell’automobile dell’istituto, Giovanni si era affacciato alla finestra e aveva visto sua sorella in una strada che, deserta, sembrava colmata dalla presenza della donna.
-Ciao- lo aveva salutato lei.
Lui aveva risposto abbassando il capo e prendendole la valigia, senza dire una parola.

I primi giorni erano trascorsi perlopiù sotto il segno del silenzio, mentre i due fratelli cercavano di riabituarsi alla presenza l’uno dell’altra. Da quanti anni erano che non si vedevano? Pochi, sicuramente, ma era passato molto più tempo dall’ultima volta che si erano parlati.

Marta guardava il fratello e cercava di trovare in lui i segni del ragazzo che aveva conosciuto molti anni prima, a volte sorprendendosi quando ne scorgeva uno in un gesto, in una parola, in un’abitudine che non ricordava.
Giovanni sembrava indifferente, ma in realtà era stupito dalla scarsa loquacità di sua sorella che, da ragazza, amava trascorrere le ore conversando.

La guardava, la spiava quasi da dietro le pagine di un giornale, con la coda dell’occhio, attento a non farsi scorgere e a non lasciar trapelare quell’interesse mal sopito. 

Dopo le prime settimane Marta aveva iniziato, con discrezione, a ordinare e sistemare l’abitazione di suo fratello, che dopo la morte di sua moglie aveva iniziato a seguire la strada della decadenza, specchio dell’umore di chi vi abitava. 

Era affascinante, per lei, aggirarsi tra l’ossatura della vita di suo fratello che non aveva conosciuto, tra i resti di un’esistenza di cui non aveva fatto parte. 

Era sera quando trovò l’album. La copertina le era parsa familiare: la memoria col passare degli anni diventa sempre meno affidabile, ma non fu con la mente che riconobbe i visi ritratti nelle fotografie, ma con l’animo. 

Rimase a sfogliarlo per alcune ore, incantata dai ricordi di una vita che aveva seppellito ma che non erano scomparsi. Perché se n’era allontanata? Sicuramente un motivo c’era, ma ora, dopo aver trascorso la maturità lontano da chi la amava e la vecchiaia in una casa di riposo, sembrava futile. 

Suo fratello la raggiunse a notte inoltrata. Insieme, attraversarono i frammenti di ciò che avevano condiviso e di ciò che dell’uno era rimasto nascosto all’altra. Le parole furono poche, inutili in quel mondo di immagini. 

Prima di coricarsi Marta ripensò all’ospizio, che sarebbe stato riconvertito in ospedale provvisorio fino al termine della quarantena, e a quanto fosse stata fortunata ad avere un fratello capace di accoglierla dopo anni di lontananza. Forse, la reclusione sarebbe stata l’occasione per ritrovare un rapporto che pensava di avere perso. 

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