Illustrazione realizzata da Laura Proietti

Mag 16, 2020 | 0 commenti

Ci faremo l’abitudine

– La quarantena ha pesato ancora di più sul tasto “pausa” del registratore della mia vita. Con un cuore spezzato e un intervento al ginocchio a fine febbraio, mi sono trovata spaesata in un tempo dilatato che mi ha costretta a ripensarmi. Avrei avuto bisogno di un abbraccio, invece non è stato nemmeno possibile ricevere questo piccolo ma importante gesto di affetto. Sì, credo di essermi sentita spaesata.
– Impossibilitata a muovermi a causa della “gamba bionica” appena operata, ho vissuto i primi giorni della quarantena tra aggiornamenti professionali, serie tv e letture, così da rendermi il tempo amico, piuttosto che un luogo vuoto. Avevo tanti momenti di mental down e la cosa mi spaventava. Tuttavia, in queste ultime settimane sto imparando a vivere senza programmare troppo la giornata, senza avere fretta, tenendomi momenti per me in cui affronto i pensieri uno alla volta. Non è facile, ma conoscendomi credo sia il mio nuovo passo di danza rispetto ai balletti che ho fatto sino ad ora. 

Come si dice “non contare i giorni, ma fa che i giorni contino”.
– Sono a casa con i miei genitori e ringrazio per questo. Anche se, in realtà, uno dei propositi del 2020 era quello di andare a vivere da sola. L’indipendenza richiede spazi propri, non solo mentali, ma anche fisici. E in questo momento sento le mura di casa strette e la cosa mi spaventa.
– Quello che mi manca di più è la fisicità dei gesti quotidiani che spesso diamo per scontata. In particolare mi manca il modo in cui le persone si abbracciano: un gesto intimo, serio e così pieno di affetto in quell’intreccio di anime.
– Nonostante pensi che i vantaggi siano tanti (come anche gli svantaggi), reputo che ce ne siano due su cui ciascuno dovrebbe riflettere: il senso di comunità e l’importanza di imparare a stare con se stessi. Il primo ci permette di comprendere la realtà del detto “l’unione fa la forza”: in questo particolare periodo, la solidarietà è stata un collante importantissimo che ha fatto degli italiani una comunità forte. Forse è un concetto scontato, ma spero che d’ora in avanti questo legame tra le persone non smetta di esistere. Il secondo non è sinonimo di egoismo, ma di amor proprio: l’anima spesso trema davanti al vuoto, ma deve imparare a riconoscersi, ad amarsi, ad ammirarsi per ciò che è.
– Appena finita la quarantena penso che andrò a sedermi in spiaggia per ascoltare il mare (senza sentirmi una fuorilegge).
– Sto lottando con un costante dolore al ginocchio che mi porterò dietro per un po’; sto rimettendo insieme i pezzi di un cuore rotto dopo una relazione durata più di cinque anni con la persona che credevo essere quella della vita; sto combattendo contro giorni di depressione; sto imparando che non bisogna farsi aspettative sulla vita, ma che bisogna prenderla in mano e amarla per ciò che ti dona e si ha, senza dimenticarsi che siamo noi a scriverne la trama in base alle scelte che facciamo; sto capendo che è importante mettersi a nudo con gli altri, cosicché capiscano la persona che sei. Mi porterò nel cuore un periodo scuro, ma grazie a questo buio sto ritrovando una nuova luce.
– Ho paura di perdere la capacità di vivere senza fretta, perché la routine spesso impone ritmi molto intensi.
– Dovrò imparare a fare i conti con l’assenza di battute che regnavano in ufficio: penso che continueremo a lavorare da casa per un po’. Sarà tutto più studiato, “a norma”, mentre prima la vita era un susseguirsi di eventi ed imprevisti. Ora dovrà essere tutto più previsto, ma piano piano ci faremo l’abitudine. E’ difficile sapere come cambierà la vita prima ancora che cambi. Di una cosa sono certa: riprenderò la vecchia vita, portando con me questa vita – me – nuova.

Racconto di Chiara

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