Illustrazione realizzata da Giulia Cabrini

Apr 16, 2020 | 0 commenti

Ci vuole un fiore

La quarantena è arrivata anche nelle vite di Elvira ed Elio: da tempo entrambi, senza confessarlo l’uno all’altra attendevano una novità, qualcosa che desse una nuova svolta, un nuovo slancio alle loro due vite stanche ma timorose di appassire. Ma che novità può essere qualcosa che ti costringe a rimanere chiuso in casa, solo più che mai con pensieri che ogni giorno sfiorano sempre di più un’idea che per tutta la vita è stato un monito lontano ma che ora è una voragine che non tarda a presentarsi? 

Elvira ed Elio girano per la casa, e ora che non ci sono i nipoti a far splendere la quotidianità con le proprie risa sono costretti a fermarsi, a prendere dolorosamente atto di una stanchezza di cui prima si erano resi conto solo vagamente. 

Elvira copre le fotografie degli anni passati: è difficile, per lei, ricordare la gioventù e la bellezza perdute, ma le è ancora più insopportabile immaginare i pensieri del marito. 

 

Elio la guarda ripetere quei gesti e poi, appena Elvira si volta, sistema le fotografie. Ma non si rende conto, sua moglie, che non importa, che ogni anno è stato come una carezza sul suo viso? Eppure anche Elio deve essere onesto: spesso non si riconosce in quel volto tessuto di rughe, in quegli occhi che da soli non bastano più, e se a volte è scostante non è per allontanarsi dalla moglie, ma perché, anche dopo tanti anni trascorsi insieme, capita che vorrebbe essere di nuovo il giovanotto aitante e inarrestabile di un tempo.

È mattina quando Elvira nota per la prima volta il fiore: il vento, distratto, ha dimenticato quel seme sul loro davanzale e lui, ignaro di quarantena e restrizioni, è sbocciato. Lei cerca di fargli spazio in un vaso da tempo dimenticato, ma non è mai stata brava nel giardinaggio.

-Aspetta, ti aiuto- Elio sa come si fa, e in pochi istanti il fiore ha una nuova casa.

Ogni sera, Elio innaffia la piantina sotto lo sguardo della moglie, la quale ha scoperto che desidera ancora imparare qualcosa. 

Il sole sta svanendo dietro l’orizzonte quando la musica raggiunge per la prima volta anche la loro finestra. Dapprima le note sono confuse, e nessuno dei due le riconosce, ma in poco tempo entrambi si sorprendono a canticchiare canzoni che pensavano di aver dimenticato. Come tutti i vicini, accendono la radio per poter ascoltare meglio.

E poi quella melodia, impossibile non riconoscerla.

Delicatamente, Elvira toglie l’innaffiatoio dalle mani di Elio e, un po’ goffi e imbarazzati, danzano insieme nel soggiorno senza parlare, sorridendo come chi si è ritrovato dopo una lunga lontananza.

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Tutte le mattine mi siedo al mio tavolo di lavoro, lo studio si trova all’ultimo piano e dalle alte finestre, oltre al cielo e alla chioma degli alberi, si vede un elegante edificio arricchito da un bugnato liscio che confina con un’anonima facciata cieca. 

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