Mar 25, 2020 | 0 commenti

Ciò che c’è di buono

I giorni, per Maria, hanno smesso da tempo di essere scanditi da ore per seguire l’orologio dei sorrisi, degli abbracci, delle lunghe conversazioni. Ma quelli che la quarantena impone sono giorni vuoti, privi anche dei conforti degli affetti che l’ultima fase della vita può dare.
Lei, che si lamentava della stanchezza e a volte della vecchiaia ora non è ringiovanita, e le sue gambe non sono tornate come prima, eppure quanto darebbe per uscire a fare una passeggiata, per evadere anche solo per poco tempo da quelle mura amate che non dovrebbero mai farsi pesanti agli occhi di chi vi è all’interno…
Ma se c’è una cosa che la vita le ha insegnato è che ogni situazione, anche la più ostica, passa. È ciò che accade dopo, però, l’importante.
Non è la prima difficoltà che Maria incontra: la sua vita, forse più di altre, ne è stato un susseguirsi, dall’infanzia alla piena maturità, senza mai lasciarle troppo tempo per abituarsi ad una quiete che, lo sapeva, era destinata a terminare.

Quello per cui Maria davvero soffre non è il divieto di uscire di casa, ma l’impossibilità di vedere chi le è più caro. Se da giovani ogni giorno non è che una delle tante pagine di calendario a separarci dal futuro, da anziani ciascuna giornata è un dono da cui bisogna estrarre il massimo prima che non sia più possibile farlo.

E allora, dopo il disagio causato dai primi divieti è, più che una possibilità una necessità, trovare ciò che di buono c’è in questo tempo di stallo e di immobilità. Maria ha vissuto più di tanti altri, e proprio per questo sa che i mesi che oggi paiono interminabili scivoleranno in fretta, lasciando spazio a giorni di cui ogni ora sarà inestimabile.

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