Come il gatto sul davanzale

Prima di questi giorni, Antonio pensava che la pensione fosse una specie di punizione.

Non era abituato a stare fermo. Figuriamoci ora che non può uscire nemmeno di casa.

Non è stato facile riprendere le redini della propria esistenza, dopo quasi quaranta anni trascorsi a girare in lungo e in largo per tutta la regione. Ora però, dopo qualche anno da pensionato, si ritrova barricato in casa con la moglie e un gatto europeo di nove anni.

Si appostano alla finestra la mattina presto, mettendo a fuoco le insegne sempre illuminate del supermercato sotto casa. In questi giorni, osservano i movimenti della gente che fa la fila per entrare al supermercato.

Tutti in coda con i carrelli ad un metro e mezzo di distanza. C’è poi qualcuno sin troppo prudente, che se ne sta ad un paio di metri. Quasi tutti che le mascherine, qualcuno con i guanti monouso. La gente che esce ha i carrelli pieni di acqua, farina e di tutti i prodotti di primissima necessità. Sembra di stare in guerra, pensano Antonio e la moglie. Anche se non l’hanno vissuta, immaginano un clima del genere.

Osservano e attendono l’ora di pranzo che viene anticipata ogni giorno che passa. Dopo pranzo li chiama il figlio per chiedergli se stanno bene e se sono usciti di casa. Al massimo sul balcone, oggi c’è un bel sole, si limitano a rispondere loro. Poi si rimettono nella consueta posizione, nei pressi della finestra, a studiare le nuove file pomeridiane al supermercato, e ci rimangono fino a sera.

In queste giornate che hanno il sapore di eterno, si sentono come il gatto europeo di nove anni che gli fa tanta compagnia, e che passa il suo tempo a curiosare sul davanzale.

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