Illustrazione realizzata da Cristina Paleari

Mag 30, 2020 | 0 commenti

Cosa vedo dalla finestra?

Cosa vedo dalla finestra?
Niente.
Un muro grigio, una parete di cemento.
Poche macchine di tanto in tanto.
Sento il contrasto tra motorini che passano e uccellini che cinguettano.
Sento il contrasto, ancora più forte, tra la calma, in questa luminosa giornata di primavera, e l’incertezza del domani.

Sento l’attesa
Sento la mancanza.
Sento che non sono sicura che andrà tutto bene, che questi arcobaleni per strada iniziano a sembrarmi ipocriti.
Li avete costretti voi i vostri figli a disegnarli e a mettersi in posa per i social.

Sento il peso di questi due lunghi mesi: peso delle incertezze, del “Lavoriamo nonostante tutto”, del “Manteniamo l’entusiasmo”, del “Ce la faremo”, che sottintende il “dobbiamo farcela per forza, a tutti i costi”.

Non vedo poi molto dalla mia finestra.
Più che altro, sento.
E sento tutta la confusione interiore stridere disperatamente con la quiete della strada.

Non dimenticare la mascherina. Non dimenticare il distanziamento sociale.
Io ho preso le distanze persino da me, negli ultimi giorni.

Non ci penso.
Quel che sarà, sarà.
Siamo tutti nella stessa barca e forse questo ci rende più empatici.

Io ero empatica anche prima, non avevo bisogno di questo casino, ma va bene uguale.

Se non riesco ad essere più empatica di così, allora sarò più paziente.

Il bello è che sotto la mascherina non devi sorridere per forza: puoi avere i muscoli del volto tesi, senza che qualcuno ti chieda “Che hai?”.

Non so se andrà tutto bene. Neanche mi interessa. Preferisco chiedere “oggi come va?” e sperare che l’interlocutore mi sappia rispondere.

Racconto di Giulia

 

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