Illustrazione realizzata da Federica Fabbian

Mag 23, 2020 | 0 commenti

Dove siamo finiti

La verità è che con questa quarantena mi sono accorta di quante cose della quotidianità mi mancano. Mi manca prendere la metro, andare in accademia, fare colazione con le mie compagne di corso, andare a pilates, andare al lago, andare in giro a visitare musei. Mi manca tutto questo, mi mancano le grandi cose e soprattutto le piccole cose, quelle che facciamo senza pensarci, senza accorgerci, tutti i giorni, e adesso ne sentiamo fortemente la mancanza.

Adesso, invece, sono sempre seduta in camera mia, a seguire le lezioni al computer, a concentrarmi stando in casa e non potendo stare vicina alle mie amiche a sperare in una pausa per andare al bar.

E poi la sera le lezioni si fanno, possiamo dire, meno rumorose. Seguo ormai da tre anni il corso di LIS, lingua dei segni italiana, e anche lì, mi metto sempre davanti al computer, a scoprire cose nuove, a raccontare e ad ascoltare come stiamo passando queste settimane, cercando di non sentirci così tanto lontani.

Sono una persona che cerca sempre di trovare il lato positivo nelle cose ma, questa volta, devo ammetterlo, all’inizio non è stato facile, forse perché questa quarantena non è iniziata in un bel momento. Mi stavo rialzando da una forte caduta, non in senso fisico, e il mio umore non era così positivo. Ci è voluto un po’ di tempo e con il passare dei giorni, da quel lontano 24 febbraio, ho cercato in tutti i modi di trovare un lato positivo. E’ stato difficile, visto che mi ero fatta dei progetti, tra cui una tesi di laurea magistrale da preparare, l’ultimo anno di lezioni in accademia e l’ultimo anno di corso LIS, oltre a tanti altri sogni nel cassetto.

Questa quarantena ci sta dando a tutti del tempo, ed oltre ai mille impegni nonostante si debba stare in casa, ho molto tempo per riflettere e capire quante volte facciamo le cose senza pensarci, senza stare nel qui ed ora, e di come molte cose ci sfuggono. Il lato positivo è che sto dando importanza alle piccole cose che prima mi sfuggivano, presa da mille pensieri, e cercherò di farci più caso quando tutto questo sarà finito.

Questo periodo è difficile per tutte le persone che, come me, studiano o lavorano all’interno di una realtà museale e ha il compito di essere mediatore tra il pubblico e le opere. È difficile per chi è appassionato di musei e di arte e non vede l’ora di tornare a respirare e a vivere quei luoghi che, da lungo tempo, si stanno domandando dove siamo finiti.

Io mi auguro che questa quarantena non distrugga gli obbiettivi che desidero raggiungere. Sarà più difficile, ma credo proprio che cercherò di non farmi abbattere: bisogna ripensare agli obiettivi perché saranno loro a darci la forza di andare avanti e di non mollare mai.

Quando usciremo sono sicura che dietro la mascherina che indosserò ci sarà il mio sorriso e se, a distanza di sicurezza, non mi vedrà nessuno, parleranno i miei occhi, come hanno sempre fatto, altrimenti parleranno le mie mani.

Racconto di Sara

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