Illustrazione realizzata da effebi illustration

Giu 3, 2020 | 0 commenti

Due vetri della stessa finestra

Le nostre giornate iniziano sempre con un buongiorno o un messaggio con un cuore. È difficile dire quanto quella semplice icona sia diventata importante per noi, sembra una cosa stupida, ma non lo è.

Quando non puoi dimostrare niente, è in momenti come questi, che ti accorgi di tutte quelle cose, che passano inosservate nelle giornate universitarie e di lavoro. Piccoli gesti, parole gentili, domande amorevoli, tutto ciò ti fa sentire meno spaesato e dirada leggermente, la densa nebbia della monotonia e dell’incertezza, che ormai avvolge la tua stanza da un mese. O forse due.

Quando tutti si possono incontrare, vedere, abbracciare e tu non puoi, quei piccoli gesti e quelle parole gentili come un martello conficcano, ancora più in profondità, i chiodi nel tuo cuore. Vorresti avere le sue dita tra le tue, le sue gambe tra le tue, la sua fronte sulla tua. Lei non può, tu non puoi. In momenti difficili, rimanere lontani è doloroso, ma ci stiamo provando. Molte coppie finalmente possono tornare a stringersi ma noi no, non ancora almeno, perché troppo lontani. Siamo inermi, come due vetri della stessa finestra che, in balia del vento, non riescono a toccarsi.

Questa è la storia di un amore a distanza. Non c’entra il Covid. Era a distanza già da prima. Ma la voragine sotto di noi, ora, è più profonda. E io, ho paura che i nostri corpi non siano più capaci di attutire la caduta.

La chiamo. Glielo dico. A stento trattiene le lacrime. Mi rincuora. È commossa. Non resiste. Le si spezza la voce. Piange.

Ora so, che ce la faremo. Insieme.

Racconto di Francesco

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