Apr 12, 2020 | 0 commenti

Il cerbiatto

Ho del tempo libero per me.
Da quanto tempo mi dicevo “ fammi tirare un po’ il fiato”
Posso fare quello che voglio. Ma a casa, da solo, la mia famiglia sono io.
L’ altra parte della mia famiglia, è qui vicino ma è meglio che non entri in contatto con loro, c’ è un componente fragile, nessun contatto nessun rischio.
Il mio fidanzato è a Milano ( lontano anche lui dai parenti, anche lui è la sua famiglia ), tanto sarà per qualche giorno, un paio di settimane al massimo, pensavo.
Proprio ora che lui si è avvicinato. Mai una gioia.

Che sarà mai qualche giorno,  ho sperimentato diverse cose in cucina, cose che prima non mi sarei mai sognato di fare, plum cake, torte al cioccolato, perfino la maionese.
Ma devo stare attento, in casa ci si muove poco, non si può uscire. La fame per noia é insidiosa.
Si faccio comunque un po’ di esercizi, dai ci provo, no aspetta controllo il telefono, si fammi controllare anche un paio di notifiche, poi la mail. Yoga, si seguo qualche guidata su Youtube, faccio si e no un paio di saluti al sole.

 

Ora un’ altra serie.
Finita.
Ne avevo lasciata un’ altra in sospeso!
Ecco perché l’ avevo lasciata in sospeso.
Un film. 
Si, me l’ ha consigliato Anna deve essere bello senz’ altro.
Bello, e adesso?
Leggo un po’, un libro ipnotico, lunghissimo, di quelli che devi avere un sacco di tempo a disposizione per finirlo e quale occasione migliore se non una quarantena.
E se… decido di imbiancare la camera da letto, che bello poterlo fare da solo, ma non pensavo fosse così faticoso e impegnativo, poi tocca pulire, che soddisfazione però.

Tra l’ altro quante volte ho pulito casa? Ho pulito addirittura la libreria, non lo facevo da anni.
E adesso?
Un po’ di trasgressione, vado a fare la spesa e lì vicino c’ è un bosco. Devo fare due passi. Non c’ è mai nessuno. ( questo avveniva alla seconda settimana di quarantena).
Un po’ di ossigeno. 
Mi inoltro nel sentiero. E’ tutto tranquillo,il sole e l’ ossigeno mi danno un po’ alla testa. La sensazione è strana, il mio corpo si rifiuta di stare li, vuole rientrare a casa al sicuro, protetto, mi viene in mente il film E venne il giorno: e se ora la natura decidesse di ribellarsi definitivamente?
Troppi film, troppe suggestioni.
Godi di questa luce, di questa pace, di questo silenzio, ancora una volta di questa solitudine.

Ma non sono solo, c’ è molta gente che passeggia da sola, in coppia, porta a spasso i cani, mi viene spontaneo scostarmi, definire meglio la distanza.

Ed ecco che un uomo tenta di tenere a bada una coppia di quelli che mi sembrano essere dei labrador, uno dei due sfugge ai comandi perentori del padrone, corre dentro il bosco. L’ altro non ci mette molto a seguirlo, Sento il padrone che li richiama a gran voce, io lo supero e mi infilo in un sentiero a sinistra,  li costeggio una vecchia discarica dismessa, decido di raggiungere il ponte poco più avanti per poi tornare indietro e poi a casa.

C è movimento ora nel bosco, sento fremere foglie e piante, sembra che i due cani l’ abbiamo ridestato, intravedo qualcosa, sta fuggendo, ne percepisco la paura, un daino, un cervo, forse due e il latrato dei cani che  incalzano gli animali.

Uno di questi mi attraversa la strada in cerca di una via di fuga, ma non la trova, trova solo la rete della discarica abbandonata, ci sbatte contro, la rete vibra rumorosamente. E’ un animale giovane, un cerbiatto. Sbatte ancora , con violenza contro la barriera e ancora e ancora, si sposta di poco e riprova ancora ad attraversarla, non sa cosa sia una barriera, non capisce che il passaggio è bloccato, come è fragile, vulnerabile. Trema.

Sembra non abbia una memoria, sembra non abbia più una via d’ uscita. Provo pena per lui. Per il mondo attorno. E’ come vedere un loop, un momento sospeso, ripetuto per un tempo infinito.

Penso a come ci si senta in trappola, a come può mancare il respiro.

Poi un ragazzo corre  verso l’ animale, lo indirizza verso il bosco. 

In un attimo viene inghiottito dalle ombre degli alberi.

 

Racconto ispirato alla storia di Samuele

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