Illustrazione realizzata da Adry de Martino

Mag 10, 2020 | 1 commento

Il fiato della Terra

Siete mai stati in una scuola vuota? È la cosa più triste che si possa immaginare. È pulita, i pavimenti rispecchiano la luce delle finestre , tutto è ordinato e regna il silenzio, niente campanelle, niente voci.  Non c’è più nemmeno l’odore tipico della scuola, quell’odore di fiati, sublimazioni di sudori, di ormoni, di gesso, di polvere stagionata,  di vecchi armadi in legno degli anni cinquanta.

Ecco: Firenze è diventata così. Tutta le piazze e le strade vuote, i monumenti che svettano in tutta la loro bellezza e imponenza. Ma niente, nessuna opera d’arte, nessun monumento o spazio rinascimentale è stato progettato per starsene isolato, vuoto, privo di voci, di passi, di suoni. Tutto è sempre stato pensato per l’uomo.  E se l’uomo manca perché è stato rinchiuso fra i suoi giacigli, imprigionato e controllato da occhi invisibili, la città non è più così bella, è quasi inutile. Alla città manca la gente nel modo in cui ad un uomo può mancare l’aria: senza le persone soffoca, non ha più respiro, è destinata a consumarsi.

Però di questi giorni apprezzo il fiato della terra, l’odore della notte, la terra bagnata dei giardini e il latrato lontano di un cane che abbaia chissà a quale distanza da qui: sembra di essere in campagna; si sentono il cinguettio allegro o minaccioso di uccelli che non sono più solo rondini appena tornate dall’Africa, o piccioni, cornacchie e passerotti, ma anche aironi, anatre selvatiche, altri uccelli di fiume neri col becco arancione e le zampe gialle che pedalano nel torrente Mugnone. 

La sera, alle sei in punto, qualcuno, diversi palazzi più in là, si è preso la briga di far risuonare l’inno di Mameli a tutto volume, a cui seguono belle canzoni popolari, il tutto dura circa trenta minuti, poi ripiomba il silenzio laborioso di mille contatti, connessioni, che segretamente pulsano nelle case.

Ho nostalgia della mia libertà delle passeggiate a passo svelto senza una meta, per le vie del centro anche senza comprare niente. So che appena riprenderemo coraggio ed usciremo per tornare a lavorare tutto quello che di poetico è emerso in questi giorni pian piano scomparirà. Ma non dobbiamo tornare più nella pazzia di quei giorni precedenti, abbiamo imparato a svolgere il lavoro da casa, grazie al web che non serve solo a spedire selfie. E allora dobbiamo cercare un equilibrio fra la nostra libertà, il lavoro e la natura che abbiamo visto è qui, vicina a noi,  vicina di casa, ed è più gentile del signor Rossi di turno, che da tutta la vita non saluta mai quando scendi le scale.

 

  1. Un’altra vittima del virus è stato il rossetto. Dietro le mascherine nessuna donna indossa più le mille sfumature dei rossetti sulle labbra e quest’anno dovremo puntare tutto sugli occhi e le sopracciglia!

Racconto di Francesca

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