Il filo di Arianna

Da bambina trascorrevo ore e ore a casa della nonna, e mentre lei lavorava ad abiti e ricami –è una sarta- io mi immergevo tra le pagine dei suoi antichi e meravigliosi libri, incontrando e amando eroi protagonisti di storie favolose.
Ricordo quando, osservandomi da dietro le lenti degli occhiali da vista, la nonna mi consigliò di leggere la storia del Minotauro. Per giorni e giorni tornai su quelle pagine, incapace di uscire dai corridoi intricati del labirinto.
È passato tanto tempo, ma quando vado dalla nonna spesso accarezzo ancora il dorso del libro.

Pochi giorni prima che iniziasse la quarantena sono passata a casa sua: come al solito era alle prese con la macchina da cucire. Rammendi, orli, ricami, bordi… anche i lavori più complicati appaiono semplici quando è lei a metterci mano: è capace di rendere unica qualsiasi sua creazione.

Prima che me ne andassi mi ha infilato nella borsa un gomitolo di lana rossa: -A me non serve… tienilo tu, magari ne viene fuori qualcosa di buono- mi ha sorriso, quasi sapesse che per un po’ di tempo non ci saremmo riviste, e che avrei avuto bisogno di una distrazione

Illustrazione creata da Silvia Reginato

Per un po’ ho dimenticato il filo rosso, ma quando l’ho ritrovato in fondo alla mia borsa ci è voluto poco tempo prima che fossi presa dall’ispirazione.
Ora, nel tempo libero provo a lavorare una borsa ai ferri: non l’ho mai fatto prima, se non da bambina, e spesso mi irrito quando dopo ore di lavoro sono costretta a riprendere parte del lavoro, ma alle prese con il filo rosso riesco a sentire la nonna vicino a me. Le mie mani sfiorano le fibre delicate che poco tempo fa ha toccato anche lei.
È questa lana rossa il mio filo d’Arianna, la mia guida nel buio della quarantena: prima o poi, troverò
–troveremo- l’uscita.

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