Apr 13, 2020 | 0 commenti

Il filo di Niky

Dalla finestra guardo il mondo cambiarmi intorno rimanendo ferma, immobile, come una semplice spettatrice.
Che poi, non è che quando la prospettiva era inversa i risultati fossero poi così diversi: probabilmente ne eravamo più abituati e l’effetto era meno straniante.

Sembrerà buffo ma sto bene qui, ora: è bello aver finalmente quel tempo tanto desiderato, inseguito e, irrimediabilmente, perduto.
È un po’ come se l’unica variabile riguardante una decisione dipenda soltanto da me, nel bene e nel male.
Ad esempio, sono quattro giorni che mi riprometto di fare esercizio per poi abbandonare ogni buon proposito restando sotto al piumone, mentendomi senza ritegno: “ancora cinque minuti”. Non ho il lavoro da incolpare, la corsa al treno “che dai, vale come sport”, è solo la consapevolezza del peso delle mie responsabilità. Responsabilità che probabilmente avrò tutte addosso quando, guardando al sole le mie cosce, sentirò il peso della pigrizia e degli anni che passano sulla coscienza.

In compenso sono in piena rivoluzione domestica: scartavetro sedie, compro tessuti colorati con cui farci i rivestimenti nuovi, dipingo di bianco il soffitto del bagno che in un eccesso di creatività avevo reso turchese; ho piantato le erbe aromatiche e aspetto terriccio e bulbi per dare dignità alle aiuole condominiali.
Finalmente ho anche utilizzato la vernice lavagna che giaceva, da anni, tra il ripostiglio e il senso di incertezza sul come utilizzarla.
Ora questa bella parete nera e lucente mi scruta al mattino mentre faccio colazione chiedendomi di animarla d’amore, di buone intenzioni, di colore.
Forse potrebbe essere una buona idea tenere traccia di ogni piccola vittoria quotidiana: quanto spesso ci dimentichiamo tutto quello che facciamo o abbiamo fatto, ricordandoci invece perfettamente quello in cui abbiamo mancato, fallito.
Un po’ come accade con tutte queste lamentele, perché siamo stanchi di stare in casa, quando dovremmo esser solo grati di non essere in un ospedale.
Nella mia vita ho viaggiato un po’ e ho imparato che poter fare una doccia calda non è per nulla scontato, che poter mangiare qualcosa di diverso da riso saltato con verdure o pollo è un lusso, che il water in casa è una bella comodità e la carta igienica un vizio per noi irrinunciabile. Mi guardo intorno e ringrazio per tutto quello che ho, ringrazio che la mia famiglia e miei amici stiano bene e non ho alcuna intenzione di vivere con insofferenza questa situazione. Non ne ho il diritto, non fosse che per rispetto dovuto a chi, oggi, sta davvero soffrendo.

Credo che esistano mille punti di vista per guardare la stessa cosa e, se oggi, questo si apre da dentro verso fuori, affacciamoci, spalanchiamo quella finestra, lasciamo che la nostra prospettiva si allarghi e abbracci la bellezza di ogni bocciolo che rinasce, il colore del cielo, grati del caldo bacio in fronte regalato dal sole.
Abbiamo finalmente tempo di maturare la migliore versione di noi stessi e, se chiedete a me, non ho alcuna intenzione di lasciarmela scappare.

Anch’io ho paura, sono una delle famose partite iva a 600,00 euro che ha visto cancellati tutti i lavori e che probabilmente potrà rimettersi in moto assieme agli ultimi, non essendo parte delle categorie di prima necessità, ma questa cosa sta colpendo tutti e tutti insieme ricominceremo. A cosa gioverebbe prenderla male?
Anch’io sono spaventata all’idea di ammalarmi e, ancora oggi, ho i brividi sulla pelle se penso ai camion dell’esercito per le strade di Bergamo, ma lo sconforto porta solo altro sconforto e non fa bene per nulla, oltre che non servire a nulla.
Preferisco ricordarmi che non ci sono problemi, ma solo opportunità; dipende da come guardi le cose e, dalla mia finestra, aspetto di poter tornare a vivermi il mondo: più bello lui e più bella io.

Racconto ispirato alla storia di Nicoletta Crisponi

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