Illustrazione realizzata da Chiaramente

Mag 20, 2020 | 0 commenti

Il ricordo di Anna

Da quando ho tagliato i capelli è diventato sempre più difficile raccoglierli sulla nuca. Marta invece non ha questi problemi, non le piacciono i suoi capelli e a marzo ha deciso di radersi completamente. In questi giorni di quarantena a volte, la sua assenza è insopportabile, eppure quando mi affaccio alla finestra, una qualsiasi di casa mia, lei arriva e si accende una sigaretta accanto a me. Anche stamattina mentre bevo una tazza di latte, affacciata alla finestra della cucina, con i capelli che non ne vogliono sapere di abbracciare le forcine sulla mia testa, Marta sta fumando accanto a me. 

«Per me non è cambiato niente alla fine, stavo chiusa a casa prima e ci sto pure adesso.» Aveva detto sbuffando un po’ di fumo dalle labbra. 

«Non sarà sempre così, sbaglia chi ti dice che il dolore per il lutto di un familiare dura un anno, mica siamo tutti uguali.» Mentre glielo dico mi sento una bugiarda.

«Addosso ho sempre gli stessi vestiti da gattara depressa.»

«Però le docce te le fai.»

«Beh, se sono pulita io, sono puliti anche i vestiti e non devo fare il bucato.»
Anche se abbiamo ormai raggiunto la soglia dei trent’anni nessuna di noi due è stata in grado di costruire qualcosa di stabile. Marta non se la sente ancora di sposare Stefania, nonostante sia quella giusta, mentre io sono intrappolata in una specie di rapporto che di sentimentale ha ben poco con Nick, l’americano impiegato della FAO che ho conosciuto al compleanno di una mia collega.
Giù, per le strada, abbastanza lontano perché due carabinieri di stanza a un posto di blocco possano accorgersene, due ragazzi camminano per mano senza rispettare la distanza di sicurezza.
«Ecco, vedi? E’ per gente come voi che siamo chiusi in casa da due mesi!» gli urla Marta.
I ragazzi scappano spaventati con ancora le dita intrecciate fra loro. Marta ride con una voce profonda, poi comincia a piangere.
«Non lo voglio tutto questo tempo libero per pensare. Mi fa paura. E poi voglio uscire, viaggiare, lavorare e tornare a casa la sera senza nessuno che mi aspetta. Ci pensi che sono sedici anni che non riesco a stare un momento da sola? Forse mi sento sola solo quando mi chiami a fumare in finestra con te.» Ogni volta che qualcuno piange mi sento in dovere di consolarlo.
«Non me la ridarà un cazzo di decreto la libertà.» aveva aggiunto Marta, asciugandosi le lacrime sulla maglietta dei The National.
«Mi manca mamma.»
Il ricordo di Anna, dei suoi dischi di Baglioni, della pasta e zucchine che cucinava cinque giorni a settimana perché suo fratello Carlo ne andava matto. La sua collezione di maschere del ‘500, su cui è più facile pensare che l’odore non sia morto con lei. La circondano ogni giorno, fino a sostituire la realtà e intrappolarla nel suo piccolo corpo.
«Dici che dovrei sposarmi con Stefania?»
«Tutti noi abbiamo bisogno dell’amore di qualcuno.»
«Quindi anche tu a fine quarantena tornerai da Nick?»
«Ho forse un’alternativa?»

Racconto di Ilaria

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