Illustrazione realizzata da Lorenzo Assennato

Mag 21, 2020 | 0 commenti

Il vortice dell’ansia

È mercoledì, sono a casa da due giorni e mi sembra così strano, generalmente trascorro veramente poco tempo in casa. Mi sembra di essere tornata ai tempi dell’università, quando nei giorni liberi da lavoro rimanevo a casa per studiare senza mettere il naso fuori. È mercoledì sera e il volto del Presidente del Consiglio compare in tv. Ci chiede di fare uno sforzo, di restare in casa, di rinunciare agli spostamenti. In quel preciso momento, in quelle esatte parole, ho sentito che qualcosa stava cambiando, probabilmente per sempre. Mi sono sentita come un personaggio secondario di un film distopico in cui tutte le cose brutte che io abbia mai pensato sono diventate realtà. Sono stata risucchiata in un vortice di ansia e preoccupazione che ancora non mi ha risputata fuori. Ho avuto incubi, pianto nel sonno e pianto di nuovo una volta sveglia. Ho avuto paura e terrore di non poter più rivedere le persone che amo. Ho provato e riprovato ad essere produttiva, a crearmi una routine che avrebbe portato a qualcosa, ma la verità è che sono troppo in preda all’ansia per avere la mente lucida per fare qualsiasi cosa. Continuo a non voler intraprendere nuove iniziative perché mi convinco che tutto finirà presto e che non ne valga la pena di impegnarmi in qualcosa che dovrò mettere da parte appena iniziato. Così facendo, in due mesi ho letto un solo libro e visto veramente poche serie tv. Ho scritto poco, molto meno di quanto avrei voluto, e non ho interrotto la dieta perché nella mia testa, ogni giorno, “domani usciremo e ricomincerà la vita di ogni giorno”. Allora ogni domenica non metto la sveglia e solo la domenica faccio quello che mi piace, poi la sera mi metto a letto e punto la sveglia molto presto, perché “domani sarà lunedì” e, nella mia testa, “domani andrò a lavorare, sarà tutto normale”. Poi la mia settimana passa così. Nell’attesa della normalità, di una normalità tarda ad arrivare perché forse sarà diversa, nuova, meno normale di prima, ma necessaria.

Racconto di Giulia

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