La corsa della notte

È la sera, seguita dalla notte, a scendere su un altro di questi giorni così conformi, così simili l’uno all’altro. Sono le sue ombre scure a insinuarsi sotto le fessure delle porte, dentro ai corridoi, a rivestire con una coperta leggera e immobile ciò che resta della giornata appena conclusa, a cristallizzarla per alcune ore. 

E la sera cade, accarezza come un’amante un po’ distratta anche questa casa. Arriva prima in cucina, dove le superfici scintillano debolmente dopo il termine della cena, poi sguscia fino al salotto. Lì trova il debole ronzio del computer di Alessio che, come abbandonato, attende fedele chi lo possiede, per cui è diventato più che mai vitale. 

Le ombre scivolano fino alla camera da letto: nemmeno qui il silenzio è riuscito a ricavare uno spazio per sé, e i due respiri stanchi si confondono, trascinandosi come un orologio che ha quasi terminato la propria corsa, silenzioso scandire di un tempo che si dilata soffocando.

Poi la notte sale le scale, ma in mansarda evita il riflesso della luna scavalcandolo.
Gaia dorme, i mille progetti sulla scrivania che sembrano gridare, reclamare attenzione, che quasi pretendono di poter mostrare al mondo quanto sono affascinanti. 

Anche di fronte alla camera da letto la corsa dell’oscurità sembra arretrare, intimidita dal bagliore della lampada che protegge appunti, problemi, note, manuali su cui il giorno riprenderà a lavorare. 

La notte sosta, è statica, sembra interminabile. Ma quando meno se lo aspetta, quando meno ce lo aspettiamo, sarà costretta ad arretrare e a lasciare spazio al mattino.

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