Illustrazione realizzata da Silvia Rossini

Mag 2, 2020 | 0 commenti

La mia scelta

Sono Emanuele.

Ho quasi 42 anni e sono papà di due splendide figlie: Emma, di 6 anni e Gaia, che ha 6 mesi. Ho un mutuo ed una moglie in maternità facoltativa. Sembrerebbe il preambolo di una richiesta di aiuto, invece quella che desidero raccontare è una piccola storia di paura, ansia e resilienza lavorativa ai tempi della quarantena.

Sono un HR Manager, una di quelle figure amate od odiate al tempo stesso, in base agli aumenti economici accordati ai dipendenti oppure ai licenziamenti eseguiti.

Per sei anni ho lavorato in una media impresa del Varesotto e sono stato il braccio destro dell’imprenditore, con il quale ho condiviso successi e insuccessi quotidiani. Fino a Settembre 2019 ero considerato una delle figure più influenti dell’azienda, nel bene e nel male. Poco dopo, qualcosa si è rotto: i miei consigli non sono stati più ascoltati, anzi! Nonostante io mettessi il lavoro e l’azienda in cima ad ogni pensiero oltre a non essere più apprezzato ho proprio avuto la percezione – diventata presto certezza – che la mia presenza si fosse quasi trasformata in un disturbo.

 

Così, il 9 marzo 2020, ho dato le dimissioni. 

Naturalmente sono state accettate senza batter ciglio e il primo complimento ricevuto dalla proprietà dopo tanto tempo di duro lavoro è stato: “Bravo, l’hai capito, complimenti per la tua scelta e per la tua coerenza”.

Poi, il 12 Marzo 2020,  è cambiato il mondo! 

Avevo lasciato un lavoro per un’altra azienda nel periodo peggiore, con il rischio di rimanere a piedi, senza ammortizzatori sociali e  senza un futuro certo. Guardando negli occhi le mie due bimbe, lungo la schiena mi scorrevano brividi di paura che scivolavano e si propagavano velocemente in tutto il corpo.

I primi giorni passati in quarantena sono stati terribili.Avrò un lavoro? Sarò un disoccupato? Avrò un’indennità economica? Cosa farò? Il mutuo? Vedevo tutto nero.

Tuttavia, col passare del tempo, la vicinanza alle persone che più amo al mondo, e i reciproci piccoli gesti quotidiani, i sorrisi, i giochi e l’affetto hanno modificato il mio atteggiamento verso la situazione, trasformando la mia visione da totalmente negativa, in una più positiva. Le paranoie, i dubbi, le incertezze hanno lasciato spazio a soluzioni, tranquillità d’animo e realismo.

Come è andata a finire?

 

Il 14 Aprile ho cominciato un nuovo percorso lavorativo con una società che mi ha dato fiducia, ha apprezzato il mio percorso e ha valorizzato più di altri le mie idee professionali, il tutto proponendomi un impiego totalmente in smart working.

La quarantena mi ha fatto comprendere ancora di più che la famiglia e l’amore per le persone vicine possono essere davvero stimoli e acceleratori fondamentali per il proprio benessere psicologico: fattori che hanno inciso particolarmente per questo successo raggiunto e che mi avrebbero comunque dato un paracadute morale se le cose fossero andate in altro modo!

…. E soprattutto, la figlia più grande, ha capito finalmente che lavoro fa il suo papà… o almeno credo!

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