Illustrazione realizzata da Beatrice Xompero

Apr 24, 2020 | 0 commenti

La mia valigia di parole

La mia quarantena inizia con una fuga: domenica sera, prima che la Lombardia venga chiusa,  da Luca mi arriva la foto di un risotto surgelato per due, corredata dal messaggio: “Hai voglia di condividerlo?”

In pochi minuti sono vestita ed in macchina pronta a percorrere i km che ci separano  e a sfidare i posti di blocco. Ho voglia di vederlo, ma soprattutto devo parlargli. Sono innamorata di lui e i silenzi e le sparizioni, mie e sue, non mi vanno più bene. Voglio di più o non voglio più nulla. Sono mesi che preparo il discorso, cerco le parole, aspetto il momento ideale. 

Ma il momento ideale non esiste e la mia serata con Luca trascorre magnifica ed intensa come sempre:  tra un bicchiere di vino e una forchettata di risotto parliamo del mondo, di filosofia, dell’essere umano, di tutto ma non di noi due. Facciamo l’amore con la musica in sottofondo e ci addormentiamo. Come sempre i nostri corpi si cercano tutta la notte, ritrovando quella intimità e quella vicinanza che riusciamo a concederci solo nel sonno. Sono loro, i corpi, a riempire i vuoti lasciati dalle parole che non riusciamo a dirci.

Arriva il mattino e la mia valigia piena di parole è ancora chiusa. Lo saluto prima di andare al lavoro, so che passerà molto tempo prima che potremo rivederci: entrambi lavoriamo in prima linea.  

Vorrei dirgli tante cose ma lo saluto come sempre, fingendo di essere altrove, distante, per nascondere il tentativo di difendersi da quel momento doloroso. 

Sono passati 25  giorni e sto vivendo divisa tra la mia casa circondata dal verde e l’ospedale dove lavoro. Nonostante le fatiche quotidiane mi rendo conto di essere fortunata: la mia casa è grande e la sera il mio cane insegue nel bosco gli animali selvatici. Le mie parole per Luca sono ancora qui, nella loro valigia sull’uscio di casa, pronte per imbarcarsi appena possibile. Ma la prossima volta non rimarranno chiuse: quello che  ho imparato in questo momento di vita è che il momento giusto è adesso; mentre noi temporeggiamo i legami potrebbero spezzarsi e le parole per cui pensiamo di avere tempo rischiano di non poter essere pronunciate.

Ultimi articoli

Leggi con noi

Micrologo

Tutte le mattine mi siedo al mio tavolo di lavoro, lo studio si trova all’ultimo piano e dalle alte finestre, oltre al cielo e alla chioma degli alberi, si vede un elegante edificio arricchito da un bugnato liscio che confina con un’anonima facciata cieca. 

leggi tutto

Il colore del vento

Tutte le mattine mi siedo al mio tavolo di lavoro, lo studio si trova all’ultimo piano e dalle alte finestre, oltre al cielo e alla chioma degli alberi, si vede un elegante edificio arricchito da un bugnato liscio che confina con un’anonima facciata cieca. 

leggi tutto

Seguici

Aiutaci a spargere la voce... Aiutaci a condividere quest'idea...
Aiutaci ad accendere altre finestre.

News

Iscriviti alla nostra newsletter

Ti terremo aggiornato su racconti e novità non perdertela !

Pin It on Pinterest

Share This