Illustrazione realizzata da Clarafois

Mag 1, 2020 | 0 commenti

La palla da basket

Ciao, sono Alberto. Quando hanno annunciato che saremmo dovuti rimanere a casa per un bel po’ ho preso con me un paio di boxer, qualche  maglietta comoda, il PC che uso per lavoro e ho pedalato fino a casa della mia ragazza. Non sapendo quanto tutto ció sarebbe durato ho dimenticato una cosa preziosa: la mia palla da basket, quella che accarezzo sempre almeno una volta al giorno dopo una lunga giornata di lavoro. Farla rimbalzare al suolo, anche per pochi secondi, crea una cantilena che riesce ad allontanarmi da tutti i pensieri negativi che assediano la mia mente, quasi fosse una macchina del tempo che mi riporta a quando avevo 14 anni, quando con altri 9 ragazzini rincorrevo quella palla in palestre affollate, ignorando il significato della parola “distanziamento”. 

Non so quando, una volta uscito da qui, potrò tornare a giocare, probabilmente tra tanto tempo, dato che per giocare a basket dobbiamo stare stretti, e spesso venire a contatto con i compagni e gli avversari. Questo pensiero mi attanaglia e rende ancor più acuta la mancanza verso il suono della palla da basket. Certe volte credo di sentir provenire dalla strada sotto casa quel “tam” ritmato che solo lei può creare, ma è solo un illusione. Una reminescenza, una forma di resistenza che il Covid non può sconfiggere. Adesso mi piacerebbe accarezzare quella ruvida palla arancione a spicchi che mi aiuterebbe a far sembrare queste giornate meno vuote.

Racconto di Alberto

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