La parola cura

Tra tutte le primavere che ho vissuto, questa è quella più particolare.

E’ come se questa quarantena abbia deciso di prolungare il nostro inverno, nonostante là fuori tutto proceda come di consueto, seguendo il ritmo regolare della natura. Nonostante l’uomo, i suoi affari e i suoi drammi.

I segnali sono inequivocabili: la mattina ha cominciato a profumare, la temperatura si è fatta più calda, l’erba ha cominciato a crescere, e i ciliegi a riempirsi di fiori bianchissimi. Ed è proprio mentre osservo fuori dalla finestra della sala, che mi accorgo di quanto la natura stia continuando a fare il suo corso, forse concedendo il meglio di sé, senza il tentativo di dominio da parte dell’uomo.

Di solito in questo periodo sono già attivo nell’orto e ho già proceduto a vangare, rastrellare, seminare carote, patate e piselli. Del resto l’orto rappresenta il mio passatempo principale da quando sono andato in pensione. E’ come se mi ricordasse che è il momento di svegliarsi, di attivarsi e di uscire dal lungo torpore invernale.

Illustrazione realizzata da Guasco Riccardo

Quest’anno invece va tutto diversamente. Non so quando riuscirò a mettere gli scarponi e andare nell’orto, ma ho comunque deciso di dedicarmi alle piante che ho sempre trascurato, quelle che ho esposte sul davanzale. Cinque vasi di differenti dimensioni, ma troppo stretti per le rose e le azalee sofferenti che contengono. Mi sono ricordato della loro presenza soltanto qualche giorno fa, quando ho aperto la finestra annusando l’arrivo della primavera.

Sono lì da tempo indefinito e, non appena le ho viste, mi è sembrato che quasi mi aspettassero; silenziose, in attesa di attenzioni, resilienti ma soprattutto fedeli. Per questo motivo ho deciso di offrire più attenzioni ad esse anche se non concedono alcun frutto, rinvasandole, concimandole e innaffiandole con una certa regolarità. 

Così, mentre dedico la maggior parte del mio tempo a queste piantine trascurate, mi capita di osservare il prato sotto casa riempirsi di margherite e fiori di tarassaco, di vederlo colorarsi, inselvatichirsi e crescere liberamente, giorno dopo giorno, e mi capita di pensare a quanto sia splendida, e troppo spesso dimenticata, la parola cura.

 

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