Illustrazione realizzata da Federica Fabbian

Mag 10, 2020 | 0 commenti

La prima finestra che ho aperto

La prima volta che ho aperto una finestra avrò avuto dodici, forse tredici anni. Capisco che per uno nato agli sgoccioli degli anni Settanta sia un tantino precoce, è che i miei genitori ci tenevano a darmi un’educazione di un certo tipo.

Di quelle finestre ricordo come fossero piuttosto anonime, dalla cornice grigia ed essenziale, soprattutto a confronto di quelle su cui mi affaccio oggi a quarant’anni suonati. Avevo tredici anni e finalmente (finalmente, davvero?) potevo aprire le finestre, anche se in tutta onestà la cosa non mi appassionava. 

D’altra parte, pensateci un secondo, all’inizio degli anni Novanta non c’era un gran che su cui affacciarsi per uno della mia età. Fossi stato una decina d’anni più grande, come mio fratello, avrei almeno saputo apprezzare il buon design, quello funzionale che magari non si fa notare, ma che ancora oggi viene copiato. Fossi stato tredicenne una decina di anni più tardi, al contrario, ci sarebbe stato un bel da fare ad allontanarmi dal davanzale!

E invece no, niente da fare. Perle ai porci. Quel me stesso tredicenne era il proverbiale bovino che guarda placido lo sfrecciare del treno. Tutto ciò nonostante intuissi che guardare attraverso una finestra aperta potesse portare da qualche parte, che in tutta questa faccenda ci fosse del potenziale per il futuro. Cosa posso dire, ero un tredicenne con gli interessi di un tredicenne. Avevo voglia di leggere storie e giocare con gli amici, quindi dentro, nel profondo, chi se ne importava di guardare dalla finestra?

Al tempo non potevo certo immaginare quante storie avrei visto dipanarsi stando lì affacciato, di volta in volta partecipando, o rimanendo a guardare… E neanche potevo sapere che un bel giorno sarebbe stato attraverso una finestra che avrei scambiato le prime parole con la mia futura moglie! Col senno di poi il modo in cui le finestre mi hanno cambiato la vita sembra naturale e direi quasi inevitabile, anche se la velocità con cui tutto è successo continua a sorprendermi.

Pensare che adesso mi sembra perfettamente normale fare cose che inizialmente nemmeno immaginavo, come aprire finestre dentro altre finestre, per affacciarmi sul salotto di amici a centinaia di chilometri di distanza stando comodamente seduto nel mio stesso salotto e chiacchierare di fronte a un aperitivo.

Racconto di Simone

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