Illustrazione realizzata da Pietro Barone

Mag 8, 2020 | 0 commenti

L’amica cupola

Mi ritengo fortunata, vivo e scrivo della mia quotidianità con lo sguardo rivolto alla Cupola di Brunelleschi che, ogni mattina ed ogni sera, mi abbraccia con le sue dolci curve e pennacchi. Cosa potrebbe volere di più una giovane storica dell’arte come compagna giornaliera? La Cupola diviene per me simbolo dell’affetto che si è creato in una nuova famiglia proprio all’inizio di questa quarantena, Anna accolta dai miei nuovi coinquilini senza pudore 24 ore su 24, così…immediatamente e completamente. Quattro mura che vengono alimentate dalle risate- dai cineforum serali- da sfide infinite a Machiavelli o alla settimana enigmistica- da sessioni di yoga, dalle gustose cenette non solo patriottiche ma, molto spesso, speziate da qualche nota di etnicità che ci permettono di viaggiare con la mente e le papille gustative. La Cupola armoniosa che mi suggerisce il suono lieve delle onde che si infrangono sulla spiaggia, del ronzio di un’ape che si avvicina al suo nettare, i profumi inebrianti dell’erba appena tagliata alla luce del sole, dei fiori di gelsomino pronti a sbocciare lungo il muro del mio giardino di casa, così lontana avvolta dai crinali delle Alpi Valtellinesi. La cupola, rappresentazione dei sorrisi luminosi della mia famiglia lontana: dei miei genitori stanchi, in prima linea tra scatolette di medicinali e mascherine, sempre pronti ad elargire speranza e conforto; di mio fratello e la piccola nipotina che sfreccia con la nuova bici tra le coste californiane che, chissà quando, potrò abbracciare nuovamente; di mio nonno che non si è ancora reso conto del nemico comune, lui che ha vissuto sulla sua pelle la  guerra; degli amici più o meno lontani che,  grazie alla tecnologia e a qualche bicchierino di vino in simultanea, sento vicini a me; insieme tessiamo un’intricata rete di connessioni e affetto. La Cupola che non mi abbandona, presenza costante e rassicurante in questi giorni di chiusura, anzi, è meglio affermare, di apertura con me stessa. Devo, per assurdo, ringraziare un pochino il coronavirus che mi sta facendo rallentare, io che ho sempre avuto una vita frenetica tra lavoro, studio, sport, associazionismo, uscite. Ora ho tempo per comprendere realmente quali sono i miei bisogni, il valore dei piccoli gesti; sto percependo quali sono i pezzi di puzzle che ancora devo inserire per comporre una vita piena, autentica e serena. Grazie nuova amica Cupola, la tua perfezione e bellezza non mi/ci abbandonerà mai. Sei come ogni forma/gesto artistico, che ora, più che gustarci dal vivo, assaporiamo virtualmente o nei nostri momenti di ispirazione da quarantena; un metodo sicuro per evadere dal mondo ma simultaneamente una forza per sentirci uniti al mondo.

Storia di Anna

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