Illustrazione realizzata da Tiziano Lettieri

Mag 13, 2020 | 0 commenti

L’ultimo Valzer

È lunedì dell’angelo, mattina presto, molto presto: prima del caffè bevo un bicchiere d’acqua leggermente tiepida, dicono sia salutare, forse è l’unica cosa salutare che faccio in tutta la giornata. Ma dopo… dopo sistemerò ogni cosa.  

È arrivato come un giro di valzer questo nuovo giorno, mi piace. Apro il balcone che dà sulla strada e non c’è anima viva, dormono tutti, ma l’aria è frizzante, lieve. Nel cielo gli uccelli sono gli unici padroni, non si sente nulla oltre al cinguettio, c’è un tale silenzio che riesco a sentire il fruscio delle ali che tagliano l’aria. 

Sembra di stare in campagna, se chiudo gli occhi immagino un prato verde, papaveri e papere, alberi in fiore, profumo di lavanda. Però, se li riapro, vedo gli stessi palazzi, tufo e cemento, cemento e tufo, ma gli abitanti della città porosa, nonostante il carattere ribelle e allergico alle leggi, rispettano il divieto d’uscire e attendono nuove disposizioni.

Sono rinviate le scampagnate in riva al mare, i pic-nic alle pendici del Vesuvio: il vulcano per oggi è lasciato in pace, annullate le gite più lontane, verso laghi e boschi d’altre province. 

E mi sento leggera e frizzante, mi muovo a passo di valzer da una stanza all’altra, faccio una piroetta, un inchino. Attenta a non cadere! Ridiamo. Nel cortile, la numerosa famiglia del secondo piano ha deciso di pranzare sul balcone, hanno messo la tovaglia sul pavimento, si sono stesi al sole, la sabbia tra le dita è soltanto una rinuncia momentanea.

Anche io mi sono messa un poco al sole, vorrei imitarli, stendermi sul pavimento ma indosso un maglione di lana, nero per giunta, e inizio a sudare. Rientro. Tutti gli altri, invece, le braccia le hanno liberate, braccia cicciose, rotoli e rotolini sui fianchi, ma sono disinvolti, nessuno ne fa un problema. Tranne me.

Vabbè, piccola, torna a ballare il tuo valzer, alla dieta ci penserai domani, un due tre, un due tre, alza la mano, un piede avanti, l’altro indietro, pensa d’essere in due, gira, gira tante volte, e poi, un due tre, un due tre, e …zacchete… arriva un’immagine, sepolta, dimenticata, lontanissima, la ricaccio via, ma lei non vuole andarsene e …zacchete… sono fritta. 

Gira piccola, gira, un due tre, un due tre, la musica è appena iniziata, lasciati andare. 

Deglutisco, ma quella sale, s’arrampica, è veloce, mi raggiunge e … zacchete… non c’è scampo. L’unico valzer che hai ballato con tuo padre, lo ricordi? Una sola volta nella vita, perché? Perché non s’è mai più ripetuto? 

E come ballava bene mio padre, i suoi passi leggeri conducevano i miei. Nell’età di mezzo lui, adolescente io. E gira, piccola, gira fino a sfinirti e buttale giù e …zacchete… ora sento le sue mani, dure e callose, stringere le mie in quell’unico valzer, e su e giù, ancora più forte, giriamo insieme, un due tre, un due tre, ancora e …zacchete… indietro non si torna.  

Io tra le tue braccia e poi … zacchete… quell’istante spensierato, venuto da lontano, si sovrappone alla paura e al dolore di un tempo recente e … zacchete… tu torni piccolo tra le mie braccia e …zacchete…  ti ho riportato a casa, ricordi? 

Il tuo ultimo giorno, la nostra ultima ora, io e te, in ospedale e poi la corsa in ambulanza e …zacchete… l’ultimo valzer ritorna e… un due tre, un due tre. Ti ho sussurrato cose mai dette prima e …zacchete… non aver paura, andiamo a casa, non mollare, resisti, resisti, quante volte in quell’ora t’ho ripetuto di resistere? Torniamo a casa e …zacchete… le parole venivano fuori da sole, non sapevo più dov’ero, ma sapevo di dover riportarti a casa.

E ho urlato contro i medici, contro tutti, anche contro chi era spaventata più di me, mi dispiace, e …zacchete… perché sei tornato proprio oggi? Vuoi ballare con me? 

E allora facciamo un altro giro di valzer, su e giù, un due tre, un due tre, un passo avanti, un passo indietro, le mani strette e poi …zacchete… sei a casa… un due tre, un due tre. Siamo a casa.

Racconto di Mimma

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