Illustrazione realizzata da Giulia Ortuso

Giu 19, 2020 | 0 commenti

Panorama

Affacciare sulla ferrovia non è una cosa facile.
Migliaia di vite parallele scorrono tutti i giorni, senza incontrare mai la mia.
Paia d’occhi inciampano su di me e i miei su di loro, per il tempo neanche sufficiente a
metterle a fuoco.
Con indifferenza, ci guardiamo come fossimo gli uni per gli altri particelle di panorama.
Speciale, questo panorama, composto da un puzzle di migliaia di volti diversi, che cambia almeno otto volte in un’ora, a direzioni alternate.
Ritratti sbiaditi dietro vetri opachi, che non lasciano alcuna memoria di sé, eccetto un punto di colore annoiato, spesso schiacciato tra gli altri, sovrappensiero.
A volte capita che una di quelle macchie di colore inciampi nella mia vita e inizi a esistere di nuovo. Di nuovo, è chiaro, perché chissà quante volte i nostri occhi si sono incontrati, l’uno per l’altro pezzi di un panorama Indifferente.
È semplice: io ti conosco da sempre e tu conosci me, ma lo scopriamo solo ora, e in mezzo c’è la ferrovia e il mio balcone che le esiste accanto.
È da un po’ che il panorama è diverso e non cambia più tanto spesso: niente più puntini impazienti e distratti, solo scatole vuote su ruote che vanno avanti indietro come costrette in una recita, in un esercizio, un automatismo, una narrazione di se stesse, come per obbligarci a non dimenticarcene.
Vuoti a passeggio davanti ai miei occhi improvvisamente attenti a rincorrere ogni fessura che sfida i volti coperti, trincerati; cercando un paio d’occhi, una nota di colore, come quella volta che vi incontrai quel noto scrittore.
Lo raggiungemmo insieme il giorno dopo, in quel luogo tutto bianco, in quel caldo impossibile, ti ricordi? Mi si sciolse la granita.
Ti incontrassi oggi, anche tu saresti solo la luce che hai negli occhi che, detto tra noi, è sempre e comunque stata l’unica cosa ad avere un valore per me.
(Sono quasi due mesi che non ti tocco con il dito la punta del naso. Che mi sorridi di rimando)

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