Illustrazione realizzata da Marta Ferrari

Mag 16, 2020 | 0 commenti

Per un caffè

Io resto nel giardino di casa, sei per cinque metri di terra su cui spunta qualche ciuffo che i gatti rosicchiano al sole. Da cinque settimane (o sono sei? Ho perso il conto), rientro dal lavoro salutando con la mano i vicini, che si riuniscono nel cortile come se il muro alto trenta metri che ci separa dalla strada li proteggesse dal resto del mondo. Loro rimangono su di una panchina all’ombra, io passo stando ad un metro e mezzo da tutti: loro credono che io sia un’untrice, io credo che loro non abbiano proprio capito. 

I pomeriggi assolati trascorrono così: io in casa con i miei gatti e loro fuori a programmare aperitivi e pizze fino alla sera, ridendo e scherzando per ingannare il tempo. 

Ieri hanno iniziato ad insultarsi mentre ero al telefono con una mia amica. Sono volate parole grosse che rinfacciavano tutti i dettagli di questi mesi: il cibo, ad esempio, ma anche i soldi non ben divisi e, soprattutto, il “caffè”, la vera causa di tutto questo caos, delle minacce, delle porte spaccate e di un vetro rotto.

In realtà la Pina, sempre stando ad un metro dal cancello, qualche giorno fa mi ha confidato che l’Arianna, da poco separatasi dal marito, se la intende col mio vicino e ci passa le notti di nascosto. Ma la sorella dell’Arianna, che abita sopra di lei, la sente uscire di notte e allora crea scompiglio, come ieri, affinché i due litighino di brutto e non si vedano più.

Però si sa: la clandestinità soffia sulla fiamma dell’amore alimentandola senza danneggiarla, e i due non mollano. 

Ieri la sorella gli ha di nuovo rinfacciato di non averle offerto il caffè. Lui le si è scagliato contro mentre l’Arianna taceva perché non capiva con chi schierarsi.

Più tardi ho sentito il marito della sorella proclamare davanti al resto dei condomini che l’imputato avrebbe dovuto chiedere scusa a tutti i presenti, e soprattutto a sua moglie, per poter far finta che non fosse successo nulla e poter tornare a far parte del gruppo. 

 

Stamani regna il silenzio: ognuno sta rinchiuso nella sua casa a rimuginare sulle parole dette e su quelle taciute, rimaste sospese nell’aria primaverile. 

Solo, mi par di sentire uno scricchiolio di reti provenire dalla casa del mio vicino: magari l’Arianna ce l’ha fatta ad uscire da casa all’alba senza essere vista da nessuno. Il problema sarà uscire, perché ora le persiane si stanno aprendo ad una ad una ed è impossibile attraversare il cortile di nascosto. 

Ad un tratto sento il cigolio di un porta e l’accostarsi metallico di un cancello. E poi passi veloci che scendono le scale. 

Sono furbi: ci avevano quasi fregati tutti.

Racconto di Gio

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