Illustrazione realizzata da Davide Reggiani

Apr 20, 2020 | 0 commenti

Ritorno da Dublino

Quando l’Italia ha iniziato a rallentare il suo ritmo, io non ero a casa mia. Con mia sorella e una nostra amica, avevo deciso di passare questo mio anno sabbatico a Dublino. Ogni giorno quindi, guardavamo il mondo attraverso la finestra della nostra stanza in affitto, con le preoccupazioni e gli entusiasmi di chi vive in una città che non sente ancora sua. 

La sera in cui abbiamo ricevuto la notizia che le nostre famiglie sarebbero dovute stare a casa per essere al sicuro, noi eravamo in un ristorante italiano a mangiare una pizza, che tanto ci era mancata. Sembrava strano, quasi una misura esagerata, vedere come in Italia il passo veloce del virus stava facendo fermare tutto e tutti, quando noi intorno avevamo tante persone che continuavano la loro vita al solito passo: quell’andatura moderatamente veloce che si addice alle grandi città europee. 

 

Ci è voluta una settimana esatta, per renderci conto che il miglior posto per vivere questa situazione sarebbe stato casa nostra, in Italia. 

Così iniziarono giorno di estrema incertezza e di timore: continuavano a cancellare voli, traghetti, treni da e per l’Italia e non riuscivamo a capire quale fosse il modo più sicuro per poter partire. Colleghi e coinquilini ci continuavano a dire che saremmo stati sicuramente meglio lì e non comprendevano il motivo che ci spingesse a tornare in un Paese in cui saremmo dovute rimanere chiuse in casa per almeno un mese. 

Abbiamo prenotato due aerei che ci hanno puntualmente cancellato il giorno dopo. Infine, abbiamo preso un aereo da Dublino diretto a Ginevra, con partenza alle 6 del mattino. Dopo questo ci sono voluti tre treni, la metro, il pullman e una passeggiata verso casa con le valigie di chi pensava di rimanere in un altro posto per qualche mese ancora. Dopo 17 ore di viaggio eravamo a casa, senza non pochi imprevisti lungo il viaggio. 

La mattina dopo guardando fuori dalla finestra, ho guardato verso la strada che di solito è la più trafficata della mia città e ho sorriso nel vederla deserta. Era il primo giorno dopo un po’ di tempo, in cui mi svegliavo sentendomi al sicuro, sentendomi a Casa. Forse come mai prima d’ora. 

Sono tornata da quasi due settimane e ogni sera, guardando là fuori le giornata che si allungano e il cielo che cambia colore, mi chiedo quanti ancora, non ancora a casa, stiano affrontando giornate come quelle che ho passato io, sentendosi forse un po’ abbandonati in città straniere; poi ringrazio per avere ogni giorno la possibilità di (ri)scoprire qualcosa di casa mia che prima avevo la convinzione di poter trovare in una stanza in affitto in un basement di Dublino.


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