Illustrazione realizzata da Federica Fabbian

Apr 19, 2020 | 0 commenti

Segni sul muro

A vent’anni, l’ultima cosa che si aspetta di sentire un ragazzo è che non può più uscire di casa. Nonostante ciò Emma, che spegnerà ventiquattro candeline in estate, non era estranea a questo tipo di situazione. A causa del suo carattere ribelle, fino a qualche anno fa era stata messa in punizione così tante volte da convincersi che fosse giusto segnarle sul muro come i carcerati, dietro una riproduzione incorniciata dei girasoli di Van Gogh che dubitava i suoi colleghi avrebbero apprezzato.

Se ne era quasi dimenticata, fino all’8 marzo.

Quella mattina si era svegliata prima che suonasse la sveglia e si era precipitata in taverna davanti alla tv, dove aveva trovato sua madre, complice di un sonno regolare che solo un lavoro come l’insegnante può donarti e della preoccupazione che solo essere un genitore sa insegnarti a gestire.

“Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm recante ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19  sull’intero territorio nazionale.”  Un pugno allo stomaco.

La sera prima, quando la bozza del decreto era stata pubblicata, sembrava ancora tutto troppo irreale perché potesse concretizzarsi nel giro di poche ore.

E invece si era sbagliata.

Ora Emma, a distanza di poco più di tre settimane, si è di nuovo abituata a segnare il passare dei giorni e alle preesistenti trentuno crocette se ne sono aggiunte ventiquattro. Passa le ore davanti alla finestra aperta con un libro in mano e chiude gli occhi ad ogni folata di vento. Questo comporta che ogni tre pagine debba fermarsi per cercare il punto in cui era arrivata ma non le importa, non sono più i secondi la misura con cui calcola il passare delle giornate, non ha più fretta. Se c’è una cosa che tutto questo le sta insegnando è che ogni cosa che consideriamo scontata può esserci tolta: le risate in macchina, la semplicità di un abbraccio, la sabbia tra i capelli, il silenzio di un’aula studio.

Chiude gli occhi e si immagina a Roma, in via Belsiana, dopo aver attraversato il Tevere e aver sorriso al mausoleo di Augusto, come se il primo imperatore romano la stesse osservando, nascosto da qualche parte. Poche pagine dopo si ritrova a Parigi, tra le ninfee di Monet, così assorta da riuscire ad immaginare il rumore del pennello che le stava dipingendo, il sole riflesso che le riscalda la pelle. Non è facile, vedere il mondo da una finestra e non poterlo afferrare, per chi si è sempre sentito mancare l’aria all’interno della propria casa. “Si tratta solo di avere pazienza, Em, vedrai che presto potrai partire di nuovo.”, così continua a ripeterle la madre, impotente di fronte alla sofferenza della figlia. 

Dopo le prime settimane di rifiuto, ormai Emma ne è certa e la solita risposta impertinente non tarda ad arrivare: “Ne sono sicura mamma, sempre che tu o papà non mi mettiate in punizione prima che possa preparare la valigia.”

Racconto ispirato alla storia di Annalaura

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