Sotto al grande faggio

E’ il compleanno più strano della mia vita, come immagino lo sarà per tanti altri.

Certo non mi sarei mai aspettata di passarlo in casa senza poter festeggiare con gli amici. Ho compiuto ventinove anni e credo che questo giorno mi rimarrà impresso per sempre. Penso già a quando lo ricorderò tra qualche anno; racconterò di videochiamate senza fine, messaggi da chiunque (probabilmente lo stare in casa fa tornare la memoria), una torta improvvisata e una giornata lenta, lentissima.

Mi sono svegliata e non ho ricevuto alcun regalo. Ho preferito non riceverne nemmeno da chi mi sta vicino, sotto lo stesso tetto. Preferisco festeggiare quando tutto questo sarà terminato, quando tutto sarà più tranquillo, magari con una chiassosa pizzata con gli amici.
Stare in casa non mi dispiace, ma non ci sono molto abituata. Negli ultimi anni, anche durante il mio compleanno, ho sempre lavorato e questo, in quarantena, mi fa un po’ impressione.

Nonostante tutto però, non posso proprio lamentarmi. Ho deciso di prendermela con tranquillità.

Mi sono messa a leggere in giardino l’ultimo libro dell’Allende, che mi hanno regalato a Natale, sotto al vecchio faggio ancora senza foglie.

Su quest’albero ci salivo a leggere da piccola. Ricordo che saltavo sui primi rami robusti, con l’agilità tipica dei bambini, e ci rimanevo per ore, divorando libri su libri. Oggi invece sono qui e non riesco più a salirci, ma credo che sia meraviglioso, in questo compleanno così particolare, sedermi vicino al grande faggio e leggere, pagina dopo pagina, aspettando che tutto questo finisca.

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